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AMBASCIATORI DELLA CUCINA ITALIANA, IL PREMIO A 6 GRANDI CHEF

Anna Maria Barbieri

Il nonno paterno fu un casaro tra i primi iscritti al consorzio del Parmigiano Reggiano, la nonna paterna si occupava di preparare i pranzi nelle ricorrenze di paese, nelle famiglie e per i pranzi di nozze.

Inizia a lavorare negli anni ‘60, per poi dare concretezza alla passione per la cucina con l’apertura della Trattoria Moka che rileva assieme al marito negli anni ’70 e diventerà ristorante negli anni 80.

Incuriosita esperienze del figlio e dall’evoluzione della ristorazione, dal tradizionale gnocco fritto e da una cucina semplice e casereccia, si avvia con costante entusiasmo ad una cucina più ricercata mantenendo ben chiara la qualità della materia prima, i prodotti del territorio rivisti con fantasia, senza stravolgerne i sapori e con particolare attenzione alle cotture e alla presentazione del piatto.

Ad oggi sono tante le esperienze professionali in giro per il mondo che mi hanno portata   a promuovere la cucina modenese, le eccellenze del territorio e l’amore per la buona tavola, in Giappone, Cina, Venezuela, Canada, Stati Uniti, Bulgaria, Austria”. Innumerevoli anche le sue collaborazioni in Italia con chef di fama internazionale. La cucina di Antica Moka offre al cliente la sintesi di qualità, tradizione e servizio, in una struttura di rara armonia, dove gustare quanto di meglio il nostro territorio possa offrire.


Cristina Bowerman

Nata in Puglia nel 1966, ha vissuto una vita itinerante che spesso l’ha portata in America dove ha approfondito numerosi campi del suo interesse tra i quali la cucina ma anche per le arti grafiche. Curiosa per natura si laurea per la seconda volta in Arti culinarie alla Culinary Academy di Austin, Texas. Nel 2004 torna in Italia ed apre nel 2005 a Roma il Glass Hostaria, a Trastevere, mettendo a frutto le esperienze maturate nel frattempo al Driskill Grill di Austin, cinque stelle per danarosi gourmet, di scuola “kelleriana”; e poi nel Belpaese (anzi, nell’Urbe) Al Convivio di Angelo Troiani.

Dal 2012 è anche alla guida della cucina di Romeo chef & baker a Roma, un concept gastronomico dallo stile creativo. L’ultimo progetto della Chef è Romeo, nel quartiere Testaccio di Roma, in Piazza dell’Emporio, più di duemila mq tra il ristorante, la gelateria frigo e la nuova nata, la pizzeria Giulietta. Nel 2014 per Mondadori esce il libro: Da Cerignola a San Francisco e ritorno– La mia vita di chef controcorrente. Tra i suoi impegni più sentiti: ACTION AID, Fiorano For Kids, Food Act.


Francesco Bracali

Nel cuore della Maremma, precisamente a Ghirlanda, frazione di Massa Marittima, si trova un ristorante due stelle Michelin tutto da scoprire: si tratta del ristorante Bracali, da decenni indirizzo di riferimento dell'alta cucina toscana. Tutto nasce nel 1965, quando il signor Gino Bracali rileva un bar a Massa Marittima. Nel 1983 è poi il figlio Luciano Bracali, con la moglie Manuela, a prendere le redini dell'attività, che inizia a trasformarsi da semplice bar a piccola osteria con cucina casereccia.  Il grande cambiamento arriva con Luca e Francesco Bracali, i figli della coppia, che hanno da sempre manifestato la voglia di far evolvere l'osteria in un laboratorio del gusto. Luca si specializza così nel campo dell'enologia mentre Francesco Bracali in quello della cucina ed oggi è lo chef del ristorante.  Il lavoro dei due fratelli e la cucina di Francesco, autentica e al contempo articolata, vengono premiati: nel 1999 arriva la prima stella e nel 2010 la seconda. Con una tale premessa vale allora la pena di sognare ad occhi aperti con gli splendidi piatti del menu del ristorante Bracali, firmati dallo chef Francesco Bracali. La filosofia di Bracali è quella di creare una Cucina d’artista: tutte le cose che emozionano possono essere definite arte. Territorialità, dunque, stagionalità, ma soprattutto rigore nella cucina di Francesco Bracali. Assoluto, senza compromessi.  Nulla nella sua concezione culinaria è lasciato al caso. Dal suo maestro Gaetano Trovato ha ereditato il piacere di entrare in continuo contatto creativo con i giovani che aspirano a grandi carriere. E’ questa filosofia di vita che lo ha portato a bruciare tutte le tappe. Già nel 1994 entra nella sezione italiana dei Jeunes restaurateurs d’Europa, Cinque anni dopo arriva  la grande consacrazione della stella Michelin. Siamo al 1999 Francesco non si siede sugli allori, è sempre animato dalla sua voglia di migliorare, di apprendere, di conoscere.  Nel novembre del 2010 la guida Michelin gli attribuisce la seconda stella. 

Moreno Cedroni

Moreno Cedroni, tra gli chef più decorati e importanti d’Italia, è uno dei ambasciatori della cucina che saranno premiati dall’ Unione Regionale Cuochi, nel corso della quinta edizione di Food & Wine in Progress. La sua è una carriera molto precoce che, a soli 20 anni, lo ha visto già creare il suo primo ristorante, il mitico “La Madonnina del Pescatore” a Senigallia, in provincia di Ancona. La prima stella Michelin è arrivata nel 1996, seguita nel 1999 da il Sole di Veronelli e dalle tre forchette del Gambero Rosso nel 2000. 

Proprio con lo scoccare nel nuovo millennio apre il suo secondo locale, il Clandestino Susci Bar, nella baia di Portonovo ad Ancona. Punto di riferimento assoluto per gli amanti del crudo. La sua grande creatività ha toccato l’apice nel 2003 con la nascita della prima salumeria ittica, l’Anikò di Senigallia, contestualmente dà vita all’ Officina, un laboratorio sperimentale a marchio CE dove si producono salumi e conserve di pesce, marmellate confetture, sughi e altri prodotti selezionati.  Sontuoso chef in cucina, ma anche innovatore e scrittore. Prima firma il libro “Multipli di venti”, poi “Maionese di fragole” e quindi “Susci più che mai”, geniali edizioni che fanno di Cedroni ormai un riferimento internazionale della cucina contemporanea. Nel 2006 la guida Michelin assegna la seconda stella alla Madonnina del Pescatore e nel 2012 il Wall Street Journal inserisce lo storico ristornate di Senigallia tra i migliori 10 ristoranti di pesce d’ Europa. Esigente, moderno, ma anche flessibile e composto, con la sua cucina riesce a fondere la classe della tradizione con elementi più freschi. Un genio che riesce anche a trasmettere ironia e intensità di racconto nei suoi vari menù. 


Filippo Saporito

Filippo Saporito nasce a Siena nel 1972. Frequenta l’Istituto Professionale Alberghiero “Pellegrino Artusi” di Chianciano Terme, nella sezione di cucina per poi proseguire gli studi universitari di Economia in ambito turistico a Firenze. Continua ad alternare studio e lavoro proseguendo la passione per la cucina negli anni seguenti all’estero in Germania, in Francia e negli Stati Uniti.

Torna in Italia e coglie l’esperienza che per lui sarà fondamentale presso il Ristorante Arnolfo di Colle val d’Elsa. Con il fratello Nicola, anche lui uscito dalla stessa scuola alberghiera e con esperienze simili, nel maggio 2002 acquistano “La Leggenda dei Frati” in località Abbadia Isola nel comune di Monteriggioni riuscendo in pochi anni a consolidare la presenza nel territorio con un buon afflusso di clienti e ottime critiche da parte di tutte le guide del settore .

Alla fine dell’anno 2006 l’ingresso nella prestigiosa associazione Jeunes Restauraters d’Europe permette alla famiglia Saporito di avere molti inviti come relatori, alle più importanti manifestazioni del settore. Nel 2015 la svolta con il trasferimento e l’apertura del Ristorante la Leggenda dei Frati a Villa Bardini a Firenze, oggi una stella Michelin.

Il suo percorso professionale si lega a quello di vita poiché la moglie Ombretta è legata a lui sia affettivamente che nei progetti lavorativi fin dal periodo scolastico.



Maurizio Serva

La storia di Maurizio Serva è strettamente legata a quella del fratello Sandro ed ai loro genitori che negli anni 60 aprirono “La Trota” una trattoria che nel nome omaggiava il più diffuso dei pesci che popolano le acque dolci della zona di Rieti. Oggi “La Trota” è uno dei più premiati ristoranti d’Italia, due stelle Michelin di cui Sandro e Maurizio Serva sono gli chef/patron. Per loro la cucina è un viaggio straordinario che ha bisogno di dedizione e lavoro, una storia di famiglia diremmo che passa dai genitori dei fratelli Serva per arrivare ai loro figli e magari ai nipoti. Una storia fatta di rispetto e cultura del cibo e delle materie prime come le erbe che secondo la loro visione conferiscono ai piatti il sapore dei luoghi o il pesce che per quelle zone è sempre stato fonte di sostentamento e che loro continuano a sostenere e valorizzare dando, con la loro capacità, dignità ed espressione anche a prodotti apparentemente poveri come i pesci d’acqua dolce o lacustre ma reinterpretandoli con creatività. I fratelli serva si alternano in cucina ed in sala gestendo con fierezza e padronanza il loro amato regno nel quale non si trova solo dell’ottimo cibo ma anche una superba cantina. La loro è una cucina d’identità dove, pesci d’acqua dolce a parte, prevede un assaggio che porta a tavola un “piccione nel bosco”, una quaglia laccata con more, mosto e sesamo. Ma il centro di tutta la nostra attenzione è preso da un “uovo al carciofo”: vera star della cucina di Sandro e Maurizio. Oppure i “bottoni di burrata” che sono di stracciatella romana (il brodo). E poi gli stringoli e  il foie gras”Passano in rassegna, subito dopo, i vari modi con cui cucinare i diversi pesci d’acqua dolce sui quali “La Trota” ha un vero e proprio primato nazionale.




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